- Aponia.
Si sentiva logorare oramai.
Stanca, fisicamente e moralmente. Stanca, mentalmente. Stanca.
Voleva volare, voleva prendere una penna e scrivere, voleva prendere la persona che la rendeva felice e scappare con questa. Cuffie alle orecchie, calma. Certo calma.
Flash, flash.
Come se diverse fotografie facessero una sfilata nella sua testa.
Una dopo l'altra.
Un bacio, un sorriso, una lacrima, un viso, delle mani, un brivido, una parola.
Flash, flash.
Fate cheese!
Cheeeese!
Flash, flash.
Mancava, mancava l'aria, mancava anidride carbonica, ossigeno.
La gamba continuava a fare su e giù.
Su e giù, su e giù.
"Perchè muovi la gamba?"
"Non lo so, è un vizio, nervoso"
Altri flash, la sfilata continua, la mia collezione potrebbe avere successo.
Momento!
Perchè non poteva sentirsi bene? Bene come quando si lasciava trasportare dai sentimenti, dalle sensazioni.
E la mano si muove, danza su quelle curve infinite.
Danza dolcemente, poi con forza stringe quei seni sinuosi.
Stare bene come in quei momenti.
Flash!
Attenta che mi accechi!
Dai è una bella foto!
Altro momento, altro scatto, altro ricordo.
Logora ancora.
Egocentrismo, suo egocentrismo.
Scriveva su quel sangue che colava, colava da quella ferita senza fermarsi.
Moda? Bisogno di attenzioni?
Zac, zac, zac.
Aveva bisogno di questo.
"Tagliamo ancora qui, un po' qui. Ma cavolo!
Perchè non esce del sangue?
Zac, e ancora zac!"
Ci sono ancora le cicatrici.
Zac!
"Così non mi manderanno via da qui! Capiranno come sto! Capiranno che non voglio andarmene!
Devono scoprirmi, devono scoprirmi!
E zac, zac!"
Pazzia, pura pazzia.
Ma di che cavolo aveva bisogno? Che cavolo aveva?
"E' il mondo che vi uccide."
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